La mia vita con i graffiti: Cadere dalla scala e rompersi due polsi, dipingere una commissione dopo 9 giorni e ristrutturare casa in 3 mesi.

parte2

Da due settimane non pubblico sul mio blog di graffiti e arte murale.

Perché? Parte 2

Siete rimasti ai 9000€ di cesso. Bello.

Ma casa mia era da ristrutturare in toto, era un delirio completo.

l’anno successivo, 2016, torno da Miami. I problemi che avevo erano alcuni simili altri diversi. Ma non avrei avuto problemi ancora nessun altro tipo di problema a scrivere il mio  “Diary of a…. “ e comunque tra i 99 problemi the ….. ain’t one. Come ci ha ben illustrato Jay Z.

Se non capite cosa intendo cercate questi titoli in internet e capirete di osa parlo. 

Era lo stesso anno delle olimpiadi di Rio, di cui ho parlato nel primo capitolo, da lì torno a Milano a metà Agosto.

Da li: Como, Cuneo, Torino, Roma, Milano, si fa fine agosto, poi: Lubiana, Budapest, Bratislava e Vienna. In Auto con biancone tra i piedi del passeggero e auto stracarica di spray. 7 muri e 2 pannelli in 6 giorni. Poi: introno al 15 settembre: Messico, Repubblica Dominicana, capatina veloce veloce a Cuba, Atlanta e Miami.

Di questo viaggio vi parlero un’altra volta perché qui devo parlare di altro, è una seconda parte di come ho dormito, vissuto, emozioni, problemi motivazioni che ho avuto in quella fase della mia vita.

Muretto veloce a Budapest, con gli sposini!
Cose che ho provato, visto e vissuto. Come essere pagato da una azienda di bombolette per dei servizi.

Torno a Milano prima di Natale, perché mia madre mi diceva: “fai quello che vuoi che della tua vita non ci capisco più niente. Ma guai a te se non sei a casa a Natale!” E almeno in quello non l’ho mai delusa.

Eccoci nella casa mia da ristrutturare in toto. 

 Da  dopo Natale a Marzo ho messo via i soldi per la toiletteria, basta essere volgari, dai. Li spesi tutti, dovevo rifare tutto il resto, a partire dal’impianto elettrico. Carta da parati dappertutto, in alcuni punti anche due. casa da svuotare ancora. c’erano scontrini degli anni ’90 del panettiere, e ogni cosa più importante di quella di 30 anni vita di qualcuno.

Arriva Giugno 

Ecco alcune immagini di com’era casa mia, non quando sono entrato, ma mentre la sistemavo e ci vivevo dentro.

Ho fatto altre quattro lire nel frattempo, prenoto per l’impianto elettrico.

Bene.

Due giorni prima dell’inizio dei lavori, mentre dipingevo su un terreno un pò umido, mi entra un piede della scala nella terra. Avevo i piedi a 3 metri, 3.5 metri di altezza. Sono caduto dentro alla sala di ferro. Non sentivo più le braccia. Non ho aperto gli occhi per 10 o 15 minuti. Miele piangeva e mi leccava.

Fortunatamente c’era una persona con me, che mi ha aiutato, mi ha preso il materiale e mi ha portato a casa. Ma per fare queste operazioni ci ha messo un paio di ore. 

Ne ho provati di dolori in vista mia, ma quello è stato uno dei peggiori. 

Questo è il muro che stavo iniziando quando mi sono rotti i polsi. il primo a sinistra dei tre archi

Non sentivo più le braccia. Non potevo minimamente muoverle, non riuscivo neanche ad accendermi una sigaretta. 

Io continuavo a ripetere che non c’era niente di rotto. Non poteva essere. Dicevo che il giorno dopo sarei stato meglio. Non possono essere rotte.

Andiamo in farmacia, prendiamo fasce, pomate e antidolorifici. vengo bendato da questa persona, che non era un writer o un artista, era venuta a vedermi dipingere semplicemente, perché in quel momento stava vivendo a casa mia e mi aveva accompagnato.

Il giorno dopo, dopo aver stretto i denti tutta la notte, non stavo per niente meglio. Ma le mie parole e il mio pensiero erano sempre le stesse: “non sono rotte, non possono essersi rotte. Non può essere successo”. Arriva il pomeriggio del giorno successivo, e questa persona continua a ripetermi di andare in ospedale. Ma io non volevo.

Ad un certo punto mi chiama mio padre, e mi convince con  la sua solita ragione ad andare.

Mentre facevo le lastre scherzavo col dottore e ripetevo anche a lui:” massi è una slogatura, è una botta. Sono sicuro do non averle rotte”.

Ma invece erano rotti tutti e due i polsi. 5 fratture di cui 3 scomposte sui polsi. La cosa più importante insieme all’indice della mano destra, alla mia testa e al mio cuore.

45 giorni di gesso al destro e 60 al sinistro. Almeno non era il contrario, cerchiamo il lato positivo, come mia madre mi ha sempre insegnato.

Ho preso atto della situazione, mi sono chiuso un pò in me per fare mente locale su cosa sarebbe dovuto succedere nella mia vita da li a 2 mesi. e vi pongo il mio ragionamento nel suo intero qui sotto:

  1. Troverò il modo di mangiare e di lavarmi anche grazie alla persona che stavo ospitando a casa mia.
  2. non faccio come i writers e/o colleghi e7o competitor+s che pubblicano la foto su instagram delle stampelle o del gesso, attirando messaggi di conforto dal mondo dei graffiti e dalla street art. Perché? Semplice. Io ci mangio e ci pago le bollette con questa roba. Se i miei clienti o uno che mi cerca, vede che risono rotto le braccia, io non lavoro più. e non posso permettermelo con una casa da sistemare ed una vita da mandare avanti. Chi mi chiamerà in questo periodo, non saprà nulla. Rimanderò il lavoro in là di due mesi senza dire nulla.
  3. Ho abbastanza soldi per sistemare la cosa e passare l’estate. Inoltre mi devono entrare alcuni migliaia di euro di tre fatture che mi faranno vivere tranquillo fino ottobre o novembre.
  4. Avevo un lavori in Veneto al nono giorno e dovevo trovare il modo di andare o sistemare la cosa, era un evento, non potevo rimandare. Ci avrei pensato nei giorni successivi.
  5. Sapevo che ci sarebbero state delle persone felici di questo. Era una delle poche cose che poteva fermarmi. Andavo veloce, avevo successi, viaggiavo come nessuno in questa città e più abbia mai fatto, producendo tanto, con anche stili diversi, avevo interviste, pubblicazioni e citazioni si alcuni libri del settore. Insomma, evidentemente per alcuni persone, alcune anche molto vicine a me, come i peggiori nemici in molte storie. Insomma, chi era vicino a me spesso era oscurato. O per qualità. o per personalità. Ma io non lo ho mai fatto apposta. E soprattutto non volevo il male di nessuno, facevo solo il mio, ma si sa come vanno certe cose e come va il mondo. Almeno dovreste saperlo tutti, credo. Ma anyway, sticazzi. Oggi stricazzissimi di queste cose. Io solo non volevo far ridere chi mi voleva o mi vuole male, ma tra tutte le mie motivazioni era sicuramente la meno importante. Ah quasi dimenticavo: ho un bel caratterizzo oltre a una personalità forte, non le ho mai mandate a dire e alcuni miei gesti e comportamenti possono essere fraintesi. Insomma, sicuramente a qualcuno non piaccio anche per queste cose, diciamo che nel generale sono il classico che da fastidio a diverse categorie di persone. E aggiungerei anche che questo mi rende indifferente, piano piano sempre di più.

Ovviamente i miei ragionamenti erano ambiziosi ma imprecisi:

  1. Non riuscivo neanche a girarmi una sigaretta e lavarmi i denti, per non essere volgare. Dovevo essere imboccato e lavato. Mai nella mia vita mi sono sentito così male. Mi ha messo rabbia e depressione. E non avevo nessuno che potesse o volesse farmi da badante e soprattutto non la avrei accettato.
  2. I miei contatti lavorativi non lo hanno saputo fino a quando, sistematomi, decisi di parlarne. Ma ormai ero tornato.
  3. Le spese di una ristrutturazione vanno spesso fuori budget. E i soldi che dovevano arrivarmi tra luglio e agosto arrivarono tra metà settembre e metà ottobre.
  4. Risolta con il Veneto, tra qualche riga vi dirò come.
  5. Non lo so e non mi interessa.

Quindi:

Arriva il giorno dell’inizio dei lavori per l’impianto elettrico.

Dopo aver vissuto in casa senza bagno mentre facevano i lavori, (dove facevo la numero 1 nel tubo senza water e la numero due e la doccia dalla vecchia, la mia vicina di casa), la casa è sottosopra ancora, trapanate ovunque, e io sul letto a vedere film che a momenti non riuscivo neanche a scrivere i titoli sulla tastiera del mio vecchio amato portatile, dal dolore dei polsi.

Dovevo risolvere la questione Veneto e in qualche modo rialzarmi.

Allora vado da un ortopedico privato e dritto al punto gli chiedo: “Mi spieghi cosa rischio a togliere uno dei due gessi, dopo una settimana.” Rischiavo un pò, ma non più di tanto. Non più di passare sotto a treni accesi, non più di essere in un ghetto nero o ispanico a Chicago o a Los Angeles, non più di girare per città del Messico a piedi di notte da solo, o di stare una settimana in una favela senza uscire. Allora compro un tutore, un po di antidolorifici, e l’elettricista che stava lavorando a casa mia, dopo 8 giorni dai gessi, con due martellate e una sforbiciata, mi toglie il gesso destro.

Non potevo guidare, ma in Veneto avevo vitto alloggio e viaggio pagato, quindi cerco qualcuno che mi accompagnasse, ovviamente tutto spesato e lo trovo.

Il nono giorno da essermi rotto entrambi i polsi stavo dipingendo, per lavoro, in una regione diversa dalla mia, prendendo soldi che mi servivano per superare quel periodo.

Coloravo come i bambini, non riuscivo a spruzzare on l’indice, mi servivano i due pollici per riempire. Non so quante pastigli ho preso per il dolore, ma ce l’ho fatta. Anche se non ho fatto il muro della vita, me la sono cavata. E questo in una circostanza del genere voleva dire vittoria. Brutta. Rischiata. Ma comunque vittoria. 

Intorno a me percepivo l’indifferenza generale e io mi sono molto chiuso in me. Ero arrabbiato col mondo. Ma questo mi ha dato la forza di andare avanti. Dovevo superare i miei limiti per sopravvivere, non dovevo superare i miei limiti su un muro, ma nella vita.

21esimo Piano del Bosco Verticale. Premiato come il grattacielo più bello del mondo nel 2015. Un lavoro in questo periodo: Cerchi oro, argento e neri, a mano libera. Casa di un banchiere, di più non si può dire.

Bene. La storia sta per iniziare adesso:

quando sono tornato dal Veneto, con gesso e tutore, con Alberto, un diversamente abile, un amico, di qualche anno più di me inizio a ristrutturare.

Tutte le mattine alle 8.30 , non 8 e 31, Alberto suonava il citofono e saliva in attesa di sapere cosa fare. Io ero la mente e lui il braccio destro.

Per tre mesi tutti9 i giorni alle 8.30 si iniziava, per tre mesi.I miei genitori sono venuti 2 volte in tre mesi a prendere il cane e a riportarlo, avevano i loro problemi e non li biasimo mica. Anzi li amo, mi scuso con loro e spero di farmi perdonare per le sofferenze che gli ho recato in vita mia.

Ma io ero solo.

Totalmente solo.

Non c’era un cazzo di nessuno che sia venuto a trovarmi o ad aiutarmi o a portarmi un caffè. Ho sofferto, ma mi sono dato la mano da solo. E da questa esperienza è la mano che apprezzo di più  e so, che se qualcuno mi mettesse in qualsiasi parte del mondo tipo con il teletrasporto, ho possibilità di sopravvivere. Mi sentivo un leone.

L’incidente successe il 2 di Giugno. Il 10 o l’11 ero in Veneto. A fine Giugno, accompagno come passeggero, in auto, in Catalonia, alle porte di Barcellona, un distributore di spray in una fabbrica. Un paio di mesi prima mi chiese una mano a trovare un nuovo brand da distribuire, dato che aveva perso la distribuzione del brand precedente. Allora io gli feci alcune proposte, scelse questo brand spagnolo e trattai io per lui per poi metterlo in contatto e accompagnarlo per tradurre.

Partimmo di venerdì per essere a casa la domenica sera. Come testimoniano le foto e video che postai e che ripropongo, feci tre muri con gesso e tutore, in infradito, tra il viaggio, le visite in fabbrica, pranzi e meeting.

un pomeriggio e una mattina a Barcellona, in infradito, con gesso al sinistro e tutore al destro, a 20 giorni da essermi fatto 5 fratture di cui 3 scomposte sui due polsi. Arrivato la sera prima: Milano Barcellona in auto.

Fu una situazione paradossale perché poco dopo essere partiti, questo “distributore” inizia a lamentarsi dei costi del viaggio, poi dei costi del cibo, poi propose di dormire in auto, per risparmiare. A quel punto io mi trattenevo dal dirci ciò che pensavo, e ce l’ho fatta, per il quieto vivere. Ma non mi sentivo più bene, non vedevo l’ora di andare a casa mia e facevo di tutto per evitarlo ogni secondo possibile durante il viaggio. Cioè: tu mi chiedi un favore, che implica una trattativa, io in quelle condizioni fisiche e con la casa per aria mi faccio Milano Barcellona in auto in 3 giorni, e hai anche il coraggio di contare le monetine? Che te lo devo offrire io il viaggio? Mi sembra ovvio che debba pagare tutto tu. Tranne il mio tabacco.

Beh morale della favola, l’azienda mi promette un regalo in Italia con un carico di spray per avergli fatto chiudere un affare in Italia dove non erano mai stati presenti prima. Il distributore si semisottrae a quantomeno darmi un po di bombolette.

Passa poco tempo, questo distributore mi invita ad una festa in giardino con un live painting dove dovevo essere la special guest. Arrivo con un paio di ore di ritardo, tra la casa e il fatto che fosse più di un ora di autostrada da casa mia, da aeroporto (Linate) all’altro.

Beh praticamente si arrabbia di brutto perché ero in ritardo e mi fa una mezza scenata perché la gente mi aspettava. Allora io gli pongo il mio punto di vista: “io vengo qui a mie spese, neanche mi paghi la benzina, pr 10-12 spray del menga, dopo che ti ho portato io dal brand, e se ho un imprevisto e arrivo in ritardo ti offendi pure e hai da ridire? olrtre ad averti avvisato in anticipo? Io sono un writer, sono un artista. Non sono un cameriere.Non porto caffè. E soprattutto non porto caffè gratis.”

Giustamente, con tutto il rispetto, fece un team di persone cheti accontentarono e tutt’ora si accontentano di condizioni svantaggiose solo per rappresentare e essere rappresentati da una azienda di spray.

Fu lì, alla mia terza, quarta esperienza con brand di spray diversi, che decisi di non voler più a che fare con loro. Sono cliente di tutti, compro dove c’è l’offerta più conveniente per me. perché comunque questo fanno loro. I brand di spray approfittano del fatto che centinaia di writers anche bravini, sarebbero (e in alcuni casi sono) pronti a pagare per far crescere il loro nome, per essere “portati da un sito di spray” e per farsi vedere un pò. Abbiate pazienza, non giudico gli altri, lo porto su me stesso: se cosi facessi, mi sentirei un pò usato e un pò troietta. Quindi ho deciso di non farlo, a meno che non ci fosse un vantaggio vero per me. Domanda e offerta! It’s just business guys!!!! o come diceva una canzone di Puff Daddy, non Diddy yet: “It’s all about the Benjamins” gira tutto attorno al grano, tradotto. Se Puff Daddy è troppo commerciale per qualcuno, vi cito:

  1. Wu Tang Clan “CREAM” (cash rules everything around me)

“…Cash, Rules, Everything, Around, Me

C.R.E.A.M.

Get the money

Dollar, dollar bill y’all…”

  1. Erick B & Rakim “Paid in full”

“…So i start my mission- leave my residence

Thinkin how could i get some dead presidents

I need money….”

3)EPMD (Erick and Parish Make Dollars)

Svegliatevi tutti puristi! L’hip hop è sempre girato intorno ai soldi, almeno per chi non li ha avuti. Se poi fai l’underground perché provieni da una famiglia aristocratica o borghese buon per te. Ma non dare lezioni di vita e neanche lezioni di cultura a chi si è svegliato con il frigo o il conto in banca vuoto.

Per chi invece vive nell’underground, anche nella vita privata, per scelta e per etica, combattendo per i propri credo… beh voi avete il mio totale rispetto.

NB: non penso che i miei pensieri siano perfetti o giusti. E’ solamente ciò a cui sono arrivato fino ad ora nella mia vita. Ma come diceva il Grande Aldo in “Così è la vita”: SOLO GLI IMBECILLI NON CAMBIANO MAI IDEA.

Pace a tutti e grazie per dedicarmi il vostro tempo, per me è un onore.

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