Un Piccolo Ulisse in giro per il mondo a fare Graffiti

Comunque tornando alla scuola e alla nostra amica “Prof” c’erano tante cose della scuola che mi piacevano.

Una, per esempio era epica. Quel gran uomo di mio Papá, spesso mi raccontava storie la sera da piccolo, e i grandi poemi epici erano tra i miei preferiti.

Anche a scuola.

In particolare l’Odissea. 

Quella prima volta in Marocco. Quel primo giorno in 3 mesi senza dipingere. e quella festa notturna con gli NHR.

Io mi sono sempre sentito un po’ come Ulisse: un viandante, con voglia di scoprire e provare esperienze anche forti, anche negative, sbagliare sapendo di sbagliare ma non riuscirsi a fermare.

Salvare gli altri e rischiare per se stesso. L’amore per il suo cane. La lealtà della sua donna.

La slealtà degli altri.

La capacità di aspettare il momento giusto, e con l’intelligenza e con l’astuzia prendersi tutto ciò che è suo, non con la forza. Lui era uno stratega, un avventuriero, uno che fa, e chi fa tanto è anche più probabile che faccia più errori. 

È matematica!

 Se fai 1 cosa e la sbagli = 0%

Se fai una cosa giusta = 100%, 1 punto

Se fai 3 cose e ne fai giuste due= 66%, però sono due punti

Se fai 10 cose  e ne fai giuste, mettiamo 6= 60%. La percentuale scende, gli errori sono tanti.

Io preferisco essere al 60% di cose giuste ma fare sei SEI cazzo di punti, piuttosto che non sbagliare mai e fare un punticino. Ma anche se su 10, ne fai giuste 4, comunque hai fatto di più di chi chi ha fatto un punto o due.

Poi ognuno nel gioco dell’oca della vita gioca come vuole, io rispetto le idee di tutti. Se sono fondate. Se non usi il cervello, non pensi, se la tua idea é infondata, prende in considerazione un punto di vista su migliaia di milioni e pensi che sia l’unica cosa giusta… sarà un mio limite… ma non ti ascolto.

“C’era una volta Milano….mezzo angelo e mezzo diavolo. Flex. Flessioni su una mano. Scuola qua fatta all’angolo!!!” Dettagli di tecnica e stile riconducibili al sottoscritto. Piccola parte di un lavoro ben più grande nell’appartamento più alto di tutta Italia. Abbastanza in alto da non fare funzionare internet….

La vita è semplice: bisogna sopravvivere, più lotti, più fai, più hai. Più ti accontenti e più ti siedi, meno soddisfazioni avrai.

Rispettabile, a volte anche vorrei essere così. Ma allora, a questo punto… la domanda è: sei felice nel tuo comfort? Se si, respect again, ma se no…. beh trovarsi scuse per quello che gli altri fanno e tu no, non ti rende un uomo migliore.

Ma torniamo ad Ulisse!

In passato mi piaceva definirmi come un marinaio moderno, con molte delle sue caratteristiche stereotipate, non figli in giro e non tatoo però. Non ho nè l’uno né l’altro….

Non sono ancora arrivato nella mia piccola e Amata Itaca, dopo 23 anni,  Ulisse ci è arrivato in 20, quindi mi ha battuto. 

Ma qual’è la Mia Itaca? dei graffiti? della street art? de che?

Bella domanda!

Questo è il motivo, perché alcuni addetti ai lavori hanno paura di me, non perché sono violento o cattivo. Ma perché sono veloce, imprevedibile, intelligente, folle, astuto, profondo, mi metto sempre in gioco, ho una volontà d’animo che può portarmi, lottando ad arrivare a tutto ciò che voglio.

Insomma.

Mourinho ha definito Filippo Inzaghi il giocatore di cui aveva più timore. E seppur sia un grande, nessuno pensa che sia il migliore. Ma era astuto, veloce, imprevedibile, lottatore. Guarda caso.

“A Marte con affetto da Pippo Inzaghi” La maglietta del Venezia da Superpippo e dal numero 10 il mio caro amico Gianni Fabiano, che mi portò agli allenamenti.

E Superpippo qualche gol lo ha anche fatto, qua e là. 

E Superpippo qualcosa lo ha vinto. Qua e là. Chissà come mai.

Un pò come Pippo, sono quello che ti può cambiare la partita da un momento all’altro. Quello che può competere con tutti.

Ma non è questa la mia Itaca.

Ci sarei dentro a gonfie vele nella scena dei graffiti, se questo mi importasse. Ho deciso di essere libero, poi di  camparci e poi di migliorare la mia vita, e poi di aggiungere pezzi pregiati al puzzle e poi di avere una seconda attività, e poi di scrivere. Sono qui. Poi ci saranno altre cose, che scoprirete.

Perché la mia Itaca è l’unica cosa che non metterò nuda. 

Se capisci l’imprevedibilità di Inzaghi, non segna più. E io voglio ancora segnare. 

Devo dire che rispetto a qualche anno fa i miei obbiettivi sono cambiati parecchio, più concreti, o più terreni se vogliamo, o semplicemente più aperti rispetto ad un ragazzo che è cresciuto in una nicchia, che da un certo punto in poi non gli basta più.

Making of “Love and War” con la immancabile presenza della mia Miele.

Amo i graffiti, ma sono troppo limitati. O meglio, sono troppo limitate le persone che fanno parte di quella nicchia.

Sembrano playmobill fatti con lo stampino. Ci sono 5/6 personaggi che si ripetono all’infinito. Più le eccezioni che validano la regola ovviamente. Sarò sempre io lo sbagliato e invece il mondo intorno a me ė pseudoperfetto. Certo qualche punto di percentuale che sia così c’è sicuramente. Ma sono pochi dai!!!!

“Love and War” una scritta, ma con un grande significato, sia per me sia storico. Riprenderò questa spiegazione e questi sentimenti nel prossimo futuro. E qui vi do una chicca: perché ho appena terminato un remake, un remix di questo titolo, cinque anni dopo. Ma questa nuova foto dovrà aspettare qualche tempo prima di uscire perché fa parte di un altro progetto, i cui vi parlerò più avanti.

Ma gli obbiettivi…. quali sono? 

Non ve li svelo in termini artistici e professionali o di graffiti. Vi svelo quelli materiali:

Vorrei continuare a viaggiare, ma non più come uno zingaro come fatto per un decennio.

Vorrei una casa con piscina, di proprietà se possibile. Veramente non mi importa dove.

Vorrei avere un sacco di spazio per avere mille Mila animali.

E poi c’è il mio “vorrei” più difficile: vorrei vivere una vita dipingendo senza avere i mille milioni di sbattimenti e di salite di montagne rocciose che hanno sempre accompagnato la mia vita. Tipo: vorrei solo dipingere e essere felice. Forse questa è la vera utopia. Forse non sarei più me.

Ma non vorrei farvi pensare che io mi senta sfortunato o problematico. Non è così.

Forse ho solo tante pretese e non ho capacità ad arrendermi ad una vita stabile, che in altri termini può essere vista come mediocre. Ma nel periodo in cui lavoravo nella scuola media statale, dove ho avuto il piacere di lavorare e far crescere ragazzi con problemi veri, mi si aprì la mente: io come molti altri arrivavo a scuola con i miei problemini e con le mie paranoie, frustrazioni. Poi ti trovavi dall’altra parte del tavolo un ragazzino che, faccio un esempio, aveva una malattia rara e inguaribile. Ma era felice.

Oppure ho visto felici anche persone in Africa o in Sud America che non avevano nulla. E anche questo mi ha fatto riflettere. 

Dal Canada al Messico. Su e giù. Giù e su per l’America del Nord. Se ne vedete salutateli.0

Mi sono sentito un po’ egoista e un po’ stupido, ma d’altra parte: se presumo di avere le armi per raggiungere la mia Itaca, perché non lottare? I 20 anni in cui Ulisse ha combattuto e viaggiato era felice? Quando tornò a casa sua, era felice? Probabilmente alcune persone lo hanno nel destino e credo fortemente che nel mio piccolo sia così.

E continuo a sognare, sogno strano, sogno grande, gli unici sketch che faccio sono planning, studi di strategie e business plan. Per trasformare i sogni in piani.

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