Rio de Janiero, il Maracanà e i Graffiti alle Olimpiadi del 2016

Le Olimpiadi di Rio, Il Maracanà e La mia avventura di Street Art nella città di Dio (si quella del film), alle Olimpiadi del 2016…

Vengo invitato, con biglietto aereo, hotel, cibo e spray, a partecipare ad un evento di nome “Kolirius” a Macaè, stato di Rio de Janeiro, 4 ore circa in auto, a nord della famigerata città, Una delle mie 2 preferite al mondo.

L’altra la scoprirete più in là.

Viaggio di 15/17 giorni circa.

Un onore, perché gli europei invitati gli anni prima sono Cantwo, Does l’olandese e altri grossi nomi del mondo dei graffiti, che non ricordo.

Nella edizione in cui sono stato io, i due internazionali eravamo io e il mio amico messicano Koka, di cui tornerò a parlare nei prossimi episodi perché ne abbiamo fatte tante e in tanti posti assieme.

Perché eravamo solo in 2 internazionali? Perché è un evento piccolo ma di élite, se non sbaglio 20 invitati in totale, gli altri da tutto il Brasile, che piccolo non è.

Il giorno successivo al mio arrivo, inizia l’evento, di venerdì.

Ma io non potevo aspettare e con fuso orario addosso, appena arrivato ho fatto la tela per la mostra che si sarebbe tenuta al sabato sera, e ho dipinto un muro nella via dove abitava l’organizzatore.

Ovviamente non è uno dei miei muri migliori, ma lo ho fatto per riscaldarmi, anche perché:

  • il tempo era brutto e non potevo andare a mare.
  • l’organizzatore di un evento è in sbatti subito prima che questo inizi.
  • Il posto non lo conosci, quindi meglio capire un attimo come funziona prima di andare in giro da solo.
  • Di stare in casa a guardare il cellulare non ne avevo voglia.

Quindi, come diceva un mio amico spagnolo “uno mas”, o come dicevano i nostri antichi: “melius abundare qual deficere”.

Beh arriva l’evento: ero carico!!!

Ero pronto a fare un muro con il mio allegro e colorato caipirinha Style.

Assegnano i muri, e il mio ha un albero in mezzo.

Io penso e poi dico all’organizzatore: “ cioè tu mi hai pagato 900€ di biglietto per dipingere un muro di 6 metri con l’albero in mezzo?”

Ero un po’ deluso, ma l’organizzazione si rende conto che era una cosa un po’ insensata e mi cambia il muro.

C’era gente brava, come ho detto oltre a Koka c’erano anche i miei compagni di crew Edmund e Does, il brasiliano, altro mio caro amico, Stan Bellini, caro anche lui e altri.

Dipingo la fejoada in stile caipirinha Style, ma 6 metri x 3 io in 4 ore li finisco comodo, aggiungo

dettagli, cazzeggio un po’, ma prima del buio, 17 circa, io avevo finito, fotato e postato.

La sera c’è una mostra e la sindaca della città compra la mia tela.

Laddove tutti, brasiliani e europei ci hanno messo tre giorni per chiudere i 6 metri, io ero il primo che dopo 6 edizioni avesse finito il muro.

Cosa faccio? Sabato mattina arrivo e chiedo un altro muro!

Hello Marte

L’organizzazione va in tilt, la gente voleva vedermi dipingere, si mettono a discutere per mezzoretta, poi uno viene da me e mi dice: “scusaci, ma non era mai capitato che qualcuno ci chiedesse un secondo muro prima.”

Finalmente ho i miei secondi 6 metri, vicino a Stan Bellini sta volta, se non sbaglio, la prima volta che abbiamo dipinto assieme.

Ore 11 circa, metto il fat giallo. Parto. Secondo giorno. Secondo stile. Con i colori della bandiera brasiliana.

3 ore, 3 ore e mezza. Finito. Foto, Instagram e bum: prima mia foto su Instagram con più di 1000 likes, quando ancora lì reputavo importanti.

Il terzo giorno non potevo chiedere un altro muro, sarei stato radiato. Quello che succede questa domenica e fino al lunedì è una avventura brasiliana a parte.

Una bella avventura brasiliana di Graffiti, proprio come ci si aspetta dal Brasile

Avevo altre due settimane, l’organizzatore, che era stato a casa mia a Milano mi disse, prima che io andassi: “puoi dipingere quanto vuoi”. 

E io lo ho preso sulla parola.

Quindi lunedì, io mi presento in abbigliamento graffiti, con i miei spray residui, i miei tappi, pronto per il mio quarto muro.

Il tipo non l’ha presa benissimo, ma io lo avevo preso benissimo alla lettera, quindi altro giorno, altro muro. Il Marcy deve pittare. Punto.

Tra un muro e l’altro aspettando la pappa. E muro fu.

Ora non ricordo l’ordine ma in 6 giorni ne feci altri 6, e ripresi le mie dimensioni naturali, tra gli 8 e i 12 metri.

Tra i 6 muri due sono di scuole, in quartieri poveri della città. Dipingo, i bambini e le insegnanti mi guardano.

Mi intervistano nella TV della città. E che intervista! Tra il mio maccheronico portoghese imparato per strada, viaggiando e la giornalista che mi distraeva, ognuno la intenda come vuole, mangio nella mensa della scuola, con una sedia talmente piccola che mi ci stava solo una chiappa.

È un tavolino talmente basso, che mangiare per terra sarebbe stato meglio, ma già ero: sudato, colorato, lo straniero in mezzo ai bimbi, già mi guardavano abbastanza così.

Niente il tipo, che mi portava in giro e mi doveva dare gli spray, non ce la faceva più. Non volevo finirgli gli spray, dopo 9 muri in 9-10 giorni, allora chiamo il mio fratello Carlos Bobi, di Rio, casa mia! E vado a trovarlo per l’ennesima volta.

C’erano le Olimpiadi.

Cavoli, ho visto una città diversa dalle precedenti 3-4 volte in cui ero già stato.

E capisco una cosa che diventerà fondamentale per me: quando andiamo una volta in un posto, a fare una vacanza, un week end, per lavoro… non diamo un giudizio a questo posto come se lo conoscessimo a fondo, ma in realtà continuiamo a non saperne un cazzo come prima.

Un po’ come quando giudichiamo una persona per un’azione specifica, tipo: “eh questa persona X, è così, perché quella volta ha fatto quella cosa”.

Mi dispiace deludere qualcuno, ma questo ragionamento è riduttivo, ignorante, arrogante, veramente elementare, ottuso e poco intelligente.

Ci sono troppe variabili nella vita.

Nell’esempio di un viaggio le variabili sono:

  • la nostra emotività e quella delle persone con noi, se ci sono
  • la nostra energia e quella delle persone con noi, se ci sono
  • il clima se corrisponde a quello che ci aspettiamo
  • chi ci porta in giro
  • dove vai da solo, per conoscenze, o a random
  • che gente incontri
  • dove dormi
  • che gente incontri
  • quali sono le aspettative sul luogo, di divertimenti, di obbiettivi culturali
  • se fai cose da turista
  • se finisci nella vera realtà della città, dei suoi quartieri e della sua gente

Ce ne sono ancora, ma non sono una agenzia viaggi e neanche uno psicologo, quindi vado oltre.

Per avere una idea di un posto, soprattutto una città come Rio, un viaggio non basta, un mese non basta. Dopo 4 o meglio 6 mesi e volte che vai in un posto, hai una idea generale.

Destinata a cambiare, nell’arco di 5-10 anni, perché il Mondo si muove veloce e tutto cambia.

Quindi pensare di conoscere un posto, dove siamo stati anni fa, anche se più volte, è presuntuoso.

Non lo conosciamo più.

Torniamo a Rio, torniamo alle Olimpiadi, torniamo alla street art brasiliana

Il mio amico Bobi è una persona che fa mille cose, è sempre impegnato. Mi lascia le chiavi di casa e libero di entrare ed uscire quando ritengo più opportuno.

Con me, a girare, il mio amico Napo. un rapper underground di una favela, che avevo conosciuto la prima volta che ero stato in Brasile, altra storia, altro giro.

Next…

Io, lui e un altro grande personaggio per me, il mio amico Beiço, siamo in un ristorante a Copacabana a mangiare carne, una di quelle super grigliate che condividi.

Passa un ragazzo di 20 anni, sporco, con i vestiti stracciati, chiede qualcosa. Loro dividono il cibo per quattro al posto che per tre, e mangia anche lui… Bum!

Mi sono sentito piccolo, a Milano e per i milanesi una cosa del genere é impensabile. In questo momento ho veramente capito che non tutto quello che per noi è normale, o che per noi è giusto, in realtà non lo è.

E i miei due amici, della favelas, cresciuti con poco niente, hanno condiviso. E io li ringrazierò sempre per averlo fatto con me li. Mi hanno dato un insegnamento è una ricchezza importante.

Nella spiaggia di Ipanema, poi scopro che le luci così fighe erano per la nazionale americana, che alloggiava nell’edificio dietro al muro. Churrascuinho a Copacabana x Le olimpiadi a Rio de Janeiro

Torniamo ai graffiti

Ne faccio, mi pare 5 o 6. In altrettanti giorni.

Poi: 3/4 giorni prima di partire. Penso: “cavoli,  e ho fatte di esperienze qui, ma per me, che ho sempre amato il Brasile anche prima di conoscerlo, che cosa rappresenta? Il Gesù? No, lo vedevo tutte le mattine dal balcone.

Per me Rio de Janeiro è: Maracaná e Ciudad de Deus (City of God, il film).” E allora io devo dipingere in questi due posti prima di tornare a casa.

Non mi interessa come, perché. Mi interessa solo farlo.

Capiamo come.

Muro in fronte al Maracanà, lo stadio tra i tanti del grande Pelè. Sulla strada principale e ancora lì.

Ne parlo con Napo, ha un amico che abita alla città di Dio, gli scrive, per farci accogliere. Il tipo risponde: dovevamo andare il lunedì.

Ma nella notte tre macchine di polizia entrano nella favela, e chi la comanda li fa fuori tutti. Notizia sui giornali. E alla Ciutad de Deus non posso andare a dipingere.

Il giorno salta, non ricordo cosa abbia fatto, ma qualsiasi cosa fosse non ero felice. Perché io dovevo andare a dipingere li, e qualsiasi altra cosa avessi fatto non mi avrebbe reso felice, almeno non appieno . Il mio obbiettivo era quello.

Il giorno dopo:

Dipingo un altro caipirinha Style, per strada, esattamente di fronte allo stadio Maracanà. Non era legale, ma metto i colori per terra e faccio finta di niente. Credo di avere finito tra i 50 minuti e l’ora e mezza.

Era presto.

Il giorno dopo partivo se non ricordo male, anzi, il giorno dopo era l’ultimo, ma avevo altri piani, tipo portare un regalino ai miei gradi genitori. Ovunque sono andato gli ho portato qualcosina, anche a mia nonna finché era viva.

“Allora Napo, ci proviamo ad andare”? Cosa rischiamo veramente?

E lui mi risponde: “ senti, il tipo di la non risponde più, ma se devi andare andiamo, parlo io per te”

E città di Dio fu.

Dal Maracaná tipo due ore dimetro  autobus. Non nascondo che durante questo interminabile tragitto, pieno di spray, a tratti me la stavo facendo addosso, ma a tratti mi davo forza.

Scendiamo dal bus.

Subito persone iniziano ad avvicinarsi a noi è a chiedere chi sono e perché sono li.

“È italiano, fa graffiti. È venuto fino qui perché vorrebbe dipingere per la vostra comunità”

Basta, la gente mi diceva: dipingi casa mia! Nooo il mio muro è più bello! Ovvia,ente me lo sono scelto io.

Signori e signore, bambini, venivano da me a offrirmi di tutto, o semplicemente per avere un contatto con me. Le ragazze mi guardavano. Più arrivano anche i criminali. Uno con l’aria del capo mi invita a casa sua, non posso rifiutare. Mi invita a casa sua.

Mi offre di tutto, mi chiede di dormire li, mi fa vedere una collezione di maglie da calcio superiore ai 1000 pezzi, tutte originali. Ha anche quella di Kakà e di Ronaldinho del Milan. E tifa Flamengo.

Torniamo al muro, 40 minuti per dipingere prima del buio. Sentivo pressione, ero emozionato, il muro era pessimo. Non faccio il muro della vita.

Ma l’ho fatto.

E per me è storia.

Faccio foto con la gente, tra cui questo gangster, la posto su instagram e lo taggo.

La posta anche lui.

L’ultima foto che ha pubblicato, 4 anni fa.

Seguite le mie storie di street art globetrotter…

Alla prossima!

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